Studio Guido Moretti

Val di Sole - Taccuino di viaggio

 

Presentazione

Come Albrecht Dürer, con lo stesso piglio visionario, con la grinta del prestigioso incisore: ma con una carica immensa di simpatia. Così vedo Guido Moretti che “disegna” la Val di Sole nell’umiltà degli oggetti e delle abitazioni, dei ponti e dei fienili, degli angoli nascosti, degli strumenti d’un tempo. L’enciclopedia della vita d’ogni giorno, del territorio e dei suoi particolari è filtrata da occhi attenti e premurosi; poi viene affidata al disegno che gioca sul bianco e nero.
La Val di Sole sembra ritratta all’alba o al crepuscolo, quando i colori non si distinguono ancora, mentre le linee ora nette ora sfumate fanno emergere dalla penombra cose e scene familiari, squarci di natura ritagliati dalla sensibilità d’una matita esperta e appassionata.
Il “Taccuino” del viaggiatore-illustratore deve essere visto e rivisto, con la curiosità mai sazia di chi ama. Attraverso il tratto scarno e sintetico, e tuttavia chiaramente esaustivo, è dato modo di risalire alla realtà, non trasfigurata da un cuore romantico, ma forte e decisa come la traccia d’un sentiero di montagna, che ti porta a scoprire l’anima - o le molte anime – di una vallata alpina indimenticabile, e non solo per quanti ci abitano da sempre.

Fortunato Turrini

La Val di Sole da Mostizzolo



Prefazione

Un territorio – una valle, un comprensorio, una provincia – è il risultato di una costante e lenta stratificazione di interventi umani, che nel corso dei secoli hanno via via modellato il paesaggio, arricchito uno scorcio, modificato una forma, (arricchito) valorizzato e ammorbidito un panorama.
Non è più possibile, oggi, “leggere” l’ambiente senza ricordare le testimonianze “umane” che questo ambiente hanno plasmato e adattato ad esigenze sempre nuove e diverse.
Ecco perché è bello sfogliare il libro che Guido Moretti ha dedicato alla Val di Sole e sentirsi avvolti da un mondo schizzato e pennellato, da una galleria di schizzi e di disegni che costituiscono un vero e proprio “diario di viaggio per immagini”. Perché, in un mondo in cui, grazie alla tecnica digitale ognuno può ormai fermare nella memoria di una macchina fotografica le migliaia di immagini legate alle migliaia di passi di una semplice escursione, ci accorgiamo quanto sia bello ed emozionante il semplice disegno realizzato a matita e poi sottolineato e ombreggiato a carboncino o a china.
Se dovessi definire con un solo aggettivo la fatica di Moretti, definirei le pagine del suo libro “commoventi”: di quella commozione, però, che nasce dalla consapevolezza che il bello esiste, che il bello – un capitello e una croce, una chiesa dal campanile aguzzo e un castello pieno di chiaroscuri, una semplice staccionata a bordo via e un portone antico... – è ancora capace di provocare stupore e anche conoscenza.
È la nostra gratitudine per questo modo “antico” di vedere le cose della realtà, la vera ricompensa alle fatiche dell’Autore: gratitudine per la sua attenzione, per la sua curiosità di intellettuale attento alle “piccole” cose, per la pulizia del disegno e del tratto, per la dovizie di particolari che ci aiutano a vedere quel che c’è “dietro” alla corteccia superficiale degli oggetti anche i più semplici... un cappello, una culla, un quadretto devozionale, una formella, una serratura, un segnavento...
Qui tocchiamo con mano la bellezza di quel che l’Uomo ha creato nel corso della sua storia: edifici e utensili, stùe e fontane, porticati e inferriate: è la vera “arte” solandra, quella che vien fuori da queste pagine, un’arte popolare diffusa nella valle intera, con le sue caratteristiche identitarie che la differenziano e la diversificano da paese a paese, da maso a maso.
In chiusura, vorrei ricordare che questa fatica di Guido Moretti – “solandro” di adozione – si inserisce in un novero di altre pregevoli pubblicazioni tutte dedicate al patrimonio di arte domestica di questa valle, che l’Autore ha scritto e curato nel corso di questi anni e che hanno contribuito a portare il nome della Val di Sole in tutta Italia, facendone conoscere ed apprezzare un patrimonio di “arte popolare” che vogliamo conservare e valorizzare degnamente.
Arte popolare come cultura profondamente genuina, che Guido Moretti ci invita a far nostra con un pizzico anche di sana e positiva nostalgia.


Franco Panizza
Assessore alla cultura, Rapporti europei e Cooperazione
della Provincia autonoma di Trento




Nota dell’autore


Val di Sole, taccuino di viaggio. In questo album ho voluto riportare le impressioni di un viaggio condotto attraverso la Valle, alla maniera di un viandante curioso che annota, documenta e traccia schizzi per richiamare alla memoria, più tardi, i momenti salienti del suo peregrinare. Oppure come uno degli invidiati artisti che, al seguito delle spedizioni di esplorazione, ne riportavano fedele illustrazione anche se espressa attraverso la visione personale e la propria capacità di rappresentazione. Nel mio viaggio ho però volutamente limitato il campo dei soggetti ai soli manufatti realizzati dall’uomo, trascurando invece quegli aspetti esclusivamente naturali e paesaggistici, che pure costituiscono tanta parte della unicità di questi luoghi. Mi limito a citare, per essi, la splendida e poetica sintesi di Quirino Bezzi: “Valle di Sole, verdissimo solco tracciato dalla natura tra imponenti montagne, quelle bianche del Cevedale e della Presanella e quelle rosate delle ultime Dolomiti di Brenta. Il verde tenero dei prati vi si sposa ovunque a quello della ampie selve dei larici e degli abeti”.

Disegnatore per passione e progettista di professione, io ho mirato a temi forse meno elevati rispetto all’opera irripetibile della natura, ma ugualmente importanti nel formare la scena del paesaggio e della cultura di un luogo: ho guardato, con occhio interessato e amorevole, alle opere degli uomini.

Non ho trascurato i piccoli e piccolissimi interventi per rendere l’ambiente fruibile e protetto, mi sono lasciato affascinare dai manufatti della devozione che presidiano il percorso dell’uomo, ho cercato di descrivere chiese e palazzi, case notabili e masi sparsi, tecniche costruttive ed elementi di corredo alla costruzione. E poi gli interni, con i loro oggetti e gli attrezzi destinati alla fatica della vita quotidiana insieme a quelli rivolti a richiedere la divina protezione. Tutto questo con una naturale disposizione verso la riscoperta di quei “saperi smarriti” che oggi ci aiuterebbero a meglio affrontare tanti nodi irrisolti della nostra modernità.
Un lungo viaggio, impegnativo ma affascinante nel lavoro di restituzione di quanto andavo ritrovando e che mettevo via via in sequenza, praticamente così come usciva dalla mia matita. Quindi non è rintracciabile una logica, né territoriale né di contenuti, nel modo con cui è organizzato il materiale, se non quella interna ad ogni pagina, che in generale vorrebbe dare conto di un piccolo universo, incompleto naturalmente, ma ricco di richiami alle molteplici tematiche trattate nel taccuino.
Credo appaia anche a un lettore non specialista una certa, lieve modifica di stile dalle prime alle ultime pagine del lavoro: forse l’idea di terminare i disegni ha portato la mano a soffermarsi maggiormente sull’elaborato e i suoi particolari, quasi a voler prolungare il viaggio...

Apre il volume, anticipando la sezione dei disegni, un’ampia rassegna di testi, tratti dai “classici” sulla Val di Sole, a partire da una pergamena datata 1446 fino ai nostri giorni. Non mancano dunque le firme più prestigiose che hanno scritto sulla Valle, dal Bezzi appunto al Gorfer, dal Ciccolini al Turrini, comprendendo anche le descrizioni dal sapore ormai antico delle “Guide ai luoghi di soggiorno e di cura d’Italia” del Touring Club degli anni ’50.

Ecco il mio viaggio, non fantastico ma tra luoghi e oggetti reali. Se il risultato appare un poco edulcorato nel restituirci una Valle omogenea nelle sue espressioni più autentiche rispetto a una realtà invece assai composita, questo è solo frutto di ricerca, conoscenza e selezione. Insomma un piccolo viaggio che tutti possiamo fare, semplicemente guardandoci attorno.

Guido Moretti